Oggi è una bella giornata.

Ieri mattina ho fatto la PET quella dopo i primi due cicli di ABVD e anche se il tecnico alla fine dell’esame mi aveva detto “è andata bene” avevo cercato di non montarmi troppo la testa, volevo aspettare  di parlare con l’ematologa per essere sicura. E così oggi alle 10:00, accompagnata da mia madre mi s0no recata al centro tumori della mia città ed ho aspettato con pazienza la mia dottoressa che, come al solito era in stra ritardo. Appena sono entrata nel suo studio mi ha detto “Ho una bella notizia, la pet è andata bene.” mi ha stampato il referto e al momento non c’è più traccia del linfoma: sì è tutto normalizzato.   Mia madre che era accanto a me ha tirato un sospiro di sollievo, si vedeva che le veniva da piangere ma si è trattenuta, io non la finivo più di sorridere. Certo, so che mi aspettano ancora quattro mesi di chemio e che non saranno facili ma, almeno vedo una lucina in fondo al tunnel.


Appena uscita dallo studio medico ho chiamato i miei familiari che ovviamente sono stati felicissimi per me anche se gli ho chiesto di esultare a “bassa voce” perchè ancora  non è  il momento di festeggiare, quello arriverà dopo. Finiti i cicli di chemio e fatta l’ultima PET…ovviemente nessuno mi ha ascoltato e  quando ho raggiunto mio nonno per dargli la notizia dopo avermi abbracciata fortissimo ha esclamato “Sabato sera andiamo a cena fuori, bisogna festeggiare.” Secondo voi potevo dirgli di no? Infatti. Però ho specificato che sarà solo una pizzata in famiglia, per i “festeggiamenti”, quelli veri e propri ci sarà tempo dopo, se tutto andrà come previsto.


Vi giuro che mi sembra di aver ripreso a respirare, mentre guidavo da sola verso casa dopo aver riaccompagnato mia madre al lavoro ho anche pianto, per la prima volta dal 31 ottobre, di felicità. Dopo tre mesi finalmente una bella notizia, quella in cui speravo tanto. Anche le mie analisi del sangue sono migliorate notevolmente, a parte i globuli bianchi che sono leggermente bassi ma so che è “colpa” della chemio e per quelli c’è lo zarzio, 4 punture dopo ogni infusione…


E niente, adesso voglio solo godermi il week-end anche se non ho programmi speciali e poi lunedì chemio, di nuovo. Si va avanti, stanchina ma sempre con il sorriso. 233543-today-is-a-good-day

La mia settimana.

La scorsa settimana è stata abbastanza dura per me: sono partita lunedì scorso con la chemio che mi ha messo k.o per circa tre giorni in cui non ho fatto alro che dormire, lamentarmi e vagare per casa come un fantasma. Il quarto giorno, cioè giovedì mi sono tirata sù, altrimenti su quel letto ci sarei marcita! e mi sono messa a pulire casa nonostante avessi addosso ancora un po’ di stanchezza e di doloretti soprattutto alle gambe. Venerdì stavo meglio e, nonostante il raffreddore  la sera ho deciso di uscire a mangiare la pizza (me la meritavo proprio 😉 ) Sabato non ho fatto nulla di speciale mentre ieri è stata una giornata bellissima: mi sono alzata alle 8, ho fatto colazione e poi ho sistemato casa. Alle 10e30 sono andata con mia madre al centro commerciale dove ci siamo date allo shopping…e mi ha fatto tanti regalini 😀


in particolare ci tenevo a farvi vedere: questa berretta sbrilluccicosa , che adoro e che mi fa sentire carina e femminile anche quando decido di uscire senza parrucca…

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e poi queste fasce da aggiungere alla mia “collezione”

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da quando porto la parrucca infatti, mi sono fissata con le fasce e non passa giorno che non ne abbia una in testa…stanno proprio bene sopra i miei “nuovi capelli” lunghi 😉


Dopo lo shopping siamo andate a pranzo da McDonald’s, era da un sacco che non mangiavo quelle schifezze e, anche se non si dovrebbe ci facevo proprio la voglia…sì insomma, è stata una bellissima domenica madre-figlia all’insegna dello shopping, delle chiacchiere, delle confidenze e delle risatemi ci voleva proprio una giornata così! Soprattutto pensando alla settimana che mia aspetta: oggi alle 15:00 medicazione pic, mercoledì alle 8 PET in ospedale e poi, per finire giovedì prelievi del sangue e visita con l’ematologo in cui discuteremo anche  della pet e dei cicli di chemio successivi.  Poi il sei di febbraio, se tutto va bene di si riparte con il terzo ciclo se tutto va male invece non ne ho idea…immagino che affronterò le cose al momento…Per ora voglio cercare di essere positiva, di non farmi prendere troppo dall‘ansia…e di godermi questa splendida e non troppo fredda giornata di sole!

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Fine secondo ciclo.

Eccomi qui, ieri mattina ho finalmente finito anche il secondo ciclo.E siamo a meno quattro cicli e 8 infusioni, ancora mi sembrano infinite. A parte l’umore che ieri è stato un po’ ballerino la situazione è sotto controllo. I farmaci  fanno il loro lavoro e tengono a bada le nausee. Per il resto sempre il solito:  tanta stanchezza e bocca amara. La mia mamma poi mi prepara sempre la camomilla che mi aiuta un po’ per il saporaccio…non penso che riuscirò a ringraziarla mai abbastanza per tutto quello che fa per me e per la pazienza. A volte sono davvero una rompi, vorrei dare tutta la colpa al linfoma ma, la verità è che ero una rompi anche prima.  Oggi rispetto a ieri sto già meglio a parte il doloretto in mezzo al petto se respiro profondamente ma mi hanno detto che è normale, che sono i farmaci che stanno distruggendo il tumore. Spero sia proprio così anche perchè l’uno di febbraio ho la pet e voglio risultati positivi…se non proprio assenza di malattia almeno una notevole riduzione. Questo è quello che voglio, desidero e spero. Ma ho paura e se dicessi di non averne mentirei, ho paura che la chemio non stia dando i risultati sperati e di dover passare a quella successiva, quella più forte per cui rischierei anche la sterilità. Ho paura anche se cerco di non pensarci, anche se non ne parlo praticamente con nessuno, anche se cerco di essere sempre positiva e di sperare per il meglio la paura c’è. Ma si va avanti perchè così deve essere.


Oggi come ieri giornata di riposo passata a casa tra letto, divano, tv e computer. Domani spero di sentirmi un po’ più in forma e di riuscire, perchè no? anche a farmi un giretto. Che altro dire? Nel pomeriggio sono passati a trovarmi anche i miei nonnini che non mi mollano un attimo, soprattutto mio nonno che, pur avendo anche lui i suoi problemi di salute si prende cura di me accompagnandomi alle varie visite, analisi e a fare chemioterapia. Mio nonno in realtà in tutto questo casino è stato fantastico e l’ho sempre sentito molto vicino sin dal mio ricovero in ospedale : Lui era il primo ad arrivare la mattina a trovarmi e, delle volte era lì ancora prima che io mi svegliassi. Non finirò mai di ringraziarlo per tutto quello che ha fatto e sta facendo per me e io vorrei soltanto riuscire a ricambiare, ad essere la nipote forte che si merita, vorrei riuscire ad aiutarlo tanto quanto lui aiuta me e soprattutto non vorrei mai essere causa di preoccupazione per nessuno.family-friends-19

 

Sapere di avere il cancro e scegliere di lottare.

Quando esco con le mie amiche e finiamo per chiacchiare del linfoma una delle frasi più ricorrenti che esce dalle loro bocche è “non so come hai fatto a prenderla così bene.” e poi, subito dopo “io non ce l’avrei fatta.”  Le persone non fanno altro che ripetermi quanto sono forte e per i miei parenti ormai sono una “tosta” a tutti gli effetti. Per la gente che mi conosce adesso io sono “quella che sta combattendo contro il cancro.” Anche se io in realtà tutta questa importanza io a sto linfoma non voglio dargliela. C’è qualcuno che al proprio tumore gli ha dato addirittura dato un nome di persona…non vi pare un po’ troppo?


Ma non divaghiamo. Io ricordo perfettamente il giorno in cui mi hanno comunicato la diagnosiLinfoma di Hodgkin, varietà a sclerosi nodulare, stadio 3b…(ogni tanto la scrivo così non mi dimentico 😉 )  In realtà i medici erano piuttosto sollevati che si trattase di  questo tipo di linfoma, uno mi ha addirittura dato un cinque, ve lo giuro. Un altro invece mi ha detto che nel giro di sei mesi, massimo un anno non mi sarei nemmeno più ricordata di tutta questa faccenda. Era evidente che non mi conoscesse, io ho un’ottima memoria. A parte gli scherzi chi non c’è mai passato a volte, anche se in buona fede dice delle fesserie e questa era una di quelle e bella grossa anche.


Quello che voglio dire è che quando ti comunicano che hai un tumore, anche uno con ottime probabilità di guarigione come il mio è terrificante. Avere il cancro è terrificante. Ricordo che i primi giorni non riuscivo a pensare ad altro, ero ansiosa, spaventata, depressa. Non ero pronta, non sapevo come affrontare la cosa.  E soprattutto avevo paura che non avrei mai più potuto vivere una vita normale, che non sarei mai più stata felice e che non avrei mai più sorriso. Poi nella mia testa è scattato qualcosa, penso si chiami “istinto di sopravvivenza” ed ho iniziato a reagire. Ho il linfoma di Hodgkin? é un dato di fatto ma, è un dato di fatto anche che la maggior parte delle persone guarisce da questo tipo di tumore e io miro a questo, alla guarigione completa ed è per questo che lotto giorno per giorno. Come lotto? Inanzitutto non dandogli troppa importanza, cercando di vivere la mia vita nel modo più normale possibile e continuando a fare molto di ciò che facevo prima.

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Mi spiego meglio, avevo due possibilità, la prima era chiudermi in casa e crogiolarmi nel mio dolore, pensando a quanto facesse schifo la vita e continuando a chiedermi “perchè proprio a me?” oppure potevo accettarlo e continuare la mia vita prendendo atto del fatto che sarebbe cambiata e che avrei dovuto rimboccarmi le maniche e iniziare a lottare, il tutto possibilmente cercando anche di sorridere. Ho scelto la seconda. Se dicessi che la mia vita è identica a prima mentirei ora c’è la chemio che mi mette k.o per i tre giorni successivi, ci sono le analisi del sangue, le attese in ospedale, le visite dall’ematologa ma ci sono anche ed ancora le uscite con le amiche, gli appuntamenti con i ragazzi, le telefonate che durano ore, le cene fuori, il cinema alla seconda visione, le passeggiate fuori al freddo con i miei cani e le risate, perchè nonostante tutto dei motivi per ridere si trovano sempre.


Se dicessi che non ho mai paura e che non ci sono giorni brutti mentirei. Accetare di avere un tumore e di lottare non vuol dire smettere di avere paura. Ho paura e anche spesso: ho paura che le analisi del sangue non vadano bene, che alle varie visite possano trovarmi qualcosa che non va, ho paura che il mio corpo smetta di reggere bene la chemio come ha fatto fin ora, ho paura che la chemio non funzioni e che il linfoma non regredisca, ho paura anche solo di beccarmi un’influenza, è la verità. Ho paura e di un sacco di cose. Ma va bene, sono umana. L’importante è non abbattersi e affrontare queste paure giorno per giorno.


E quindi sì, forse hanno ragione, forse l’ho davvero presa bene e forse sono forte e più tosta di quanto pensassi. Ma diciamocelo essere forti in alcuni casi è l’unica alternativa. In un modo o nell’altro quella forza devi trovarla dentro di te perchè è la tua battaglia e solo tu puoi vincerla.

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Ecco come è iniziata veramente.

Oggi sono stanca. Non c’è un motivo particolare, semplicemente è uno di quei giorni dove non ho voglia di fare nulla e quindi mi trascino tra letto e divano, tra tv e computer. Complici anche il mal tempo ed il freddo polare e così mi “godo” la casa in compagnia dei miei pelosi. Oggi manca la voglia di fare un po’ tutto. Ma non di scrivere, di raccontarmi. Questa mattina parlando con  una persona mi sono resa conto che alla domanda come hai fatto a “scoprire” di avere il linfoma mi limito sempre a rispondere la stessa cosa  “avevo una febbre persistente e così la sera del 30 di ottobre sono andata in pronto soccorso, hanno deciso di ricoverarmi per una massa sospetta al mediastino e così è iniziato tutto…”


In realtà ripensandoci a mente lucida il mio corpo aveva iniziato a darmi dei segnali molto prima, segnali che io ho prontamente e forse anche un po’ volutamente ignorato. Verso luglio ho iniziato a sentirmi diversa, iniziavo ad essere più stanca, accusavo una certa debolezza ma davo la colpa al fatto che lavoravo molto, mi sentivo svogliata in generale. Nello stesso periodo sono iniziati i problemi di stitichezza ma anche li davo la colpa al caldo, allo stress e al cambio di abitudini in generale. Poi sono iniziati i dolori al basso ventre, il mio medico di base dava la colpa ad un infezione urinaria che in realtà non è mai esistita e che sembrava non volerne proprio sapere di andarsene. Le febbri sono iniziate a fine agosto andavano e venivano, più o meno comparivano in prossimità del ciclo mestruale e sparivano con esso…il dottore anche lì mi disse di non preoccuparmi, poteva succedere: con il ciclo le difese immunitarie si abbassano e può capitare di avere qualche linea di febbre. La mia febbricola non superava mai i 37,3 -37,5 e compariva di solito nel tardo pomeriggio.


Settembre non è stato un mese particolarmente felice per me e neanche facile a dirla tutta:  ho chiuso con il mio fidanzato dopo 2 anni di convivenza ed ho fatto da pendolare tra la mia città e l’ospedale di Bologna dove mio nonno era stato ricoverato in seguito ad un operazione piuttosto complessa. Non mi sentivo al massimo della forma ma anche lì davo la colpa allo stress per tutta la situazione che si era venuta a creare. La sera letteralmente crollavo sul mio letto.


Ad ottobre le cose hanno iniziato a peggiorare  ma, finalmente ero felice e quindi ignoravo il tutto più o meno facilmente. Il pomeriggio mi sentivo talmente stanca che, quando non uscivo dormire era diventato d’obbligo poi è iniziato il prurito  più che altro sotto le ascelle ma, a volte anche generalizzato. La febbre è diventata più frequente ed accompagnata da una tosse secca e stizzosa che non mi abbandonava mai. Nello stesso periodo sono iniziate anche le fortissime sudorazioni notturne. Cuscini, lenzuola e coperte LETTERALMENTE bagnati, mi sembrava di liquefarmi…Al risveglio non ero decisamente un bello spettacolo.Ovviamente non riuscivo neanche più a riposare bene, di notte mi svegliavo più volte a causa della tosse e del sudore.


Poi è arrivato il 30 di ottobre, avevo la febbre da più di  una settimana ma quel giorno era arrivata a 38,5 mi sentivo uno straccio, la tosse non faceva altro che peggiorare. Quella sera, per la prima volta ho smesso di ignorare i segnali che il mio corpo mi madava da mesi e ho ammesso a me stessa che “qualcosa in me non andava” e così, accompagnata da mia madre sono andata al pronto soccorso dove, alle quattro del mattino, dopo una serie di accertamenti hanno deciso di ricoverarmi per una massa sospetta al mediastino…ecco, così è iniziato tutto…

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Le mie feste.

Eccomi qui. Ammetto di essere stata un po’ latitante in questo periodo soprattuto a causa delle feste ma non solo, diciamo che in quest’ultimo periodo ho preferito staccare un po’ dal blog per fare altro. E adesso sono qui per raccontarlo.


Allora Natale piuttosto tranquillo a casa con i parenti come tradizione. Ho finito il primo ciclo il 23 e vi lascio immaginare come stavo. Dopo pranzo, come ogni anno c’è stata l’apertura dei regali: quest’anno ho ricevuto un sacco di cose belle e che desideravo, dopodichè  dritta a letto.  Mi sentivo uno straccio e non sono riuscita a godermi come avrei voluto il pranzo e soprattutto i cappelletti in brodo però, tuto sommato me la sono cavata niente nausee e vomiti vari…solo stanchezzatanta e bocca amarognola.

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Per l’ultima notte dell’anno invece ho voluto strafare e per la prima volta in tutti questi mesi mi sono dimenticata completamente del linfoma: sono uscita, ho preso freddo ed ho addirittura scordato a casa le medicine ma, sapete una cosa? ero felice, irresponsabilmente felice. E  niente ho passato una giornata bellissima tra passeggiate, acquisti, cena e cinema con l’unica persona con cui avrei desiderato essere. Purtroppo è anche l’unica persona che riesce a farmi sentire benissimo e malissimo allo stesso tempo. Incredibilmente normale e, un attimo dopo incredibilmente malata perciò, dopo l’ultima notte dell’anno ho inevitabilmente dovuto chiudere. Lui non è in grado di gestire questa situazione:  non ricorda la data delle mie chemio, troppo spesso si dimentica di chiedermi come sto, quando ero ricoverata in ospedale non si è degnato di passare nemmeno una volta e in più ha paura di pronunciarlo. Non l’ho mai sentito dire   “cancro“, “tumore” o semplicemente “linfoma“, per lui da quando ha saputo è sempre stato “il mio problema” o “quello che ho”.  E sì, io ho il cancro. E lo dico e non mi vergogno. Starmi vicino non è sempre facile e ci sono le medicine, le punture, le chemio e non ho più i miei capelli lunghi ma sono sempre io non mi merito di certo un amore a metà. Io mi merito tutto, tutto il tempo e non posso accettare niente di meno.

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Poi c’è stata l’epifania e i miei parenti mi hanno fatto sentire coccolata e viziata come una bimba regalandomi calze piene di schifezze e dolciumi. So che non potrei nemmeno mangiarli ma sono brava e di  mi concedo solo qualcosina ogni tanto…proprio quando mi sento giù!

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Cos’altro dirvi? In questi giorni ho rasato i capelli  perchè un pomeriggio mentre li lavavo ho notato che ne cadevano tantissimi e così in preda alla disperazione ho chiamato mia zia che è corsa in mio soccorso armata di forbici e rasoio. Devo dire che la parte più brutta è stato ritrovarmi con i capelli in mano mentre facevo lo shampoo e che ho versato anche qualche lacrimuccia ma poi la rasatura in sè non è stata troppo tragica e ora la parrucca è entrata definitivamente a far parte della mia quotidianità e devo dire che che non mi dispiace anzi, mi piaccio proprio con i capelli lunghi color castano-rossiccio.


Ma, arriviamo a ieri. Ieri ho iniziato il secondo ciclo di chemio e anche questa volta stanchezza e bocca amara. Gli ematologi continuano a ripetermi che sto sopportando tutto molto bene e io non posso fare altro che ringraziare  il mio fisico: è lui che sta sopportando tutto io cerco di aiutare pensando positivo e stando allegra. Secondo me comunque molto dipende da come accetti la cosa io, ad esempio lo so che ho un tumore e che non sono più in forma come prima ma questo non vuol dire che devo deprimermi o chiudermi in casa. La mia vita, tutto sommato e per il momento non  cambiata così tanto, riesco a fare più o meno tutte le cose che facevo prima. Ho ripreso anche a guidare, esco con gli amici, e se mi va vado anche in giro da sola! Certo, passo anche un sacco di tempo in ospedale e ho delle borse piene di medicine ma, a parte questo sono sempre io, solo con meno capelli! Spero davvero che continui sempre così e che la chemio non mi butti giù troppo sia a livello fisico che mentale perchè lo so che la parte più dura deve ancora arrivare!…e intanto siamo a meno 9 infusioni, il 23 finirò anche il secondo ciclo e poi il primo di febbraio farò la pet per vedere se la massa al mediastino si è ridotta o meglio ancora se il linfoma è andato. Devo dire però che io sono stata veramente male solo prima di iniziare con la chemio, già dopo la prima infusione mi è passata la tosse e adesso respiro anche molto meglio per non parlare poi delle sudorazioni notturne che finalmente sono sparite…ah e niente più prurito! Spero che questi siano tutti buoni segnali e che la pet dica che la situazione è migliorata.

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Ci siamo, hanno iniziato a cadere.

E bene sì, oggi dopo esattamente tre giorni dalla fine del primo ciclo di chemioterapia i capelli hanno iniziato a cadere, roba che se ci passo la mano in mezzo me ne rimangono sul palmo e tra le dita un bel po’ in più del solito. Sapevo che sarebbe successo e anche presto ma penso che non si è mai davvero pronti per una cosa del genere…eppure eccomi qui, sto perdendo i capelli e vorrei piangere ma sarebbe inutile e quindi scrivo e cerco di mantenere i nervi saldi…ho già la mia bella parrucca che mi aspetta! L’ho comprata ancora prima di iniziare la chemio perchè non volevo arrivare a questo momento impreparata. Sì la parrucca è pronta, io forse un po’ meno…lo so che tra chemio, prelievi del sangue, biopsia, biopsia ossea, prelievo degli ovuli i capelli dovrebbero sembrare la meno eppure a me l’idea di rimanere pelata mi manda  un po’in tilt…non tanto per le persone perchè so che chi mi vuole bene continuerà a volermene e di chi mi guarderà in modo strano non potrebbe importarmene di meno…l’opinione degli altri non mi è mai interessata…ho semplicemente paura di non piacermi più, di guardarmi allo specchio e non riconoscermi. Eppure è dall’inizio di questo percorso che cerco di prepararmi a questo sia psicologicamene che in maniera pratica: ho già accorciato i capelli due volte…prima in un caschetto corto dietro e lungo davanti e poi ancora più corti, il prossimo passo, a giorni sarà quello di rasarmi, voglio farlo prima che inizino a cadermi a ciocche perchè  non penso lo sopporterei…adoravo i miei capelli lunghi fino alle spalle con quello shatush che ad ogni seduta dal parrucchiere veniva a costarmi sempre un po’ di più…ma non è il momento di pensarci. Ho paura e lo ammetto e non me ne vergogno ma so anche che questa è solo una fase, una fase verso la guarigione…per guarire devo rinunciare a qualcosa, in questo caso ai miei capelli, per un po’…poi ricresceranno, ci vorrà del tempo, anni ma alla fine torneranno come prima… E giuro che i capelli sono la prima, l’unica  e anche l’ultima cosa che questo maledetto linfoma riuscirà a portarmi via…non gli permetterò di prendersi altro!

Blond Hair

Fine primo ciclo. Tirando le somme.

Oggi tutto  sommato è stata una buona giornata. Cioè sono stanca e ho un saporaccio in bocca ma la nausea è sotto controllo ed ho terminato il primo ciclo di chemio. Ora siamo a meno dieci infusioni, a meno cinque cicli ed è già un piccolo traguardo. Per quindici giorni non voglio più pensarci. Voglio godermi le feste, la famiglia, gli amici e questa sorta di normalità provvisoria.  Per una settimana tra l’altro niente visite all’ospedale, ci penserò il 30 che ho la prima medicazione complessa del picc, non so bene in cosa consista ma immagino che lo scoprirò quel giorno…sperando che non sia una cosa dolorosa! Per il resto che dire? Sono stanca ma positiva, sono più forte di quanto pensassi. Continuano a ripetermelo tutti e sapete un po’? Incomincio proprio a crederci.  La mia vita al momento è tutt’altro che perfetta ma è comunque bella e mi da ancora motivi per sorridere. Mi ricordo che all’inizio di tutto questo casino pensavo che non sarei ma più stata veramente felice, che almeno in questi sei mesi non avrei più sorriso sul serio, pensavo che avrei dovuto ingoiare il rospo e fingere per il bene delle persone che mi stavano accanto, che i momenti belli ci sarebbero stati ma solo dopo e invece sbagliavo, sbagliavo di grosso. Sorrido un sacco e le risate hanno tutto un altro sapore, non sono mai state tanto autentiche. Ho scoperto che un’abbraccio inaspettato dato da una persona che proprio non pensavi può migliorarti la giornata. Che un appuntamento dell’ultimo minuto con una persona del passato può ancora sorprendermi, che devo godermi ogni istante indipendentemente da come andrà. Che anche nelle situazioni più di merda come una giornata passata in pronto soccorso posso ritenermi fortunata perchè la mia straordinaria famiglia non mi molla un’attimo. Che i messaggi di prima mattina delle persone che davvero ci tengono scaldano il cuore. Ho imparato ad apprezzare quello che ho senza pensare più a ciò che mi manca. Spero di ricordami tutto questo anche nei giorni brutti e nei momenti più bui  perchè alla fine passeranno proprio come tutti gli altri…ed io sono pronta ad affrontarli insieme a chi mi ama


Amare chi resta

Sembrerò banale ma fin ora nella mia vita ho sempre rincorso, mi sono sempre aggrappata a rapporti disastrosi cercando in qualche modo di tenerli in piedi ad ogni costo. Il mio più grande difetto probabilmente è sempre stato  quello di non saper lasciare andare le persone, nemmeno quelle che mi facevano male. Fino a qualche giorno fa non
avevo mai detto chiaramente a nessuno “basta. Non cercarmi più.” anzi, forse lo avrò anche detto però poi mi perdevo un po’nei fatti. Negli ultimi due mesi, invece le cose hanno iniziato a cambiare, complici anche il mio corpo che non regge più come una volta e la mia testa che ha iniziato a ragionare diversamente e a vedere le cose da un’altra prospettiva. Nei giorni passati in ospedale ho avuto modo di vedere chiaramente le persone che davvero tenevano a me. Non ho chiesto a nessuno di rimanermi accanto nè di venirmi a trovare sarebbe stato egoista…Semplicemente chi voleva esserci c’è stato e chi non voleva no. E così ho iniziato a tirare le somme ed ho capito chi, da quel punto in avanti avrei voluto nella mia vita.


Per la prima volta ho messo me stessa al primo posto ed ho scelto solo chi mi faceva stare bene, chi è  riuscito a strapparmi un sorriso anche in quei giorni bui, chi c’è stato nonostante tutto e tutti ed ho giurato a me stessa che anche io, per loro, ci sarei sempre stata. Perchè chi ti vuole davvero bene te lo dimostra  non solo a parole ma anche con i fatti e così e due minuti per te li trova nonostante gli impegni. E così mi sono ritrovata a scegliere alcune persone e ad allontanarne altre anche se faceva male. Perchè in questo momento ho bisogno di chiarezza, di sorrisi, di cose belle, pulite e sincere…e soprattutto di serenità. A rendermi spaventata, nervosa, confusa e a volte arrabbiata ci pensa già il linfoma. E basta e avanza!
Ho capito una cosa, forse la più importante e cioè che dobbiamo imparare ad amare chi resta e a lasciare andare tutti gli altri, liberarci di quelle persone che ci fanno soffrire e non ci danno ciò che ci meritiamo… Perchè ad esserci quando tutto va bene son capaci tutti ma, rimanere quando tutto è una merda beh, quello è un altro discorso…

Decisioni importanti-crioconservazione ovociti

Durante la prima visita dall’ematologa ho dovuto prendere una delle decisioni più difficili e, passatemi il termine “strane” della mia vita. Ho dovuto decidere se congelare gli ovuli o meno in tipo cinque minuti. In cinque minuti mi è stato sbattuto in faccia che se la prima chemio non avesse funzionato con la seconda avrei rischiato la sterilità e che quindi, vista la mia giovane età, era una buona cosa pensare di congelare i miei ovuli -perchè in futuro non si sa mai-. Ora, io ho sempre pensato che prima o poi nella mia vita avrei voluto dei figli, adoro i bambini e quindi per me è stato semplice e istintivo dire di sì subito senza esitazioni. Senza pensare che con questa scelta sarei stata sottoposta ad una terapia ormonale, senza pensare alla procedura vera e propria, senza pensare al dolore, senza pensare agli sbalzi d’umore. Ho detto sì. Convinta. Ho deciso di rimandare la chemio di alcune settimane con mia madre seduta accanto a me che mi guardava con aria di disapprovazione. L’ho ignorata (forse per la prima volta in vita mia) e sono andata avanti, dritta per la mia strada. E così il 21 di novembre ho iniziato questa “avventura” ogni sera per 13 giorni alle otto in punto puntura in pancia di gonal-f un farmaco che serve a favorire lo sviluppo dei follicoli ognuno contenente un ovulo e poi, per quattro giorni prima della procedura anche un’iniezione di cetrotide, per impedire un’ovulazione prematura. Ovviamente oltre alla terapia a casa ogni due o tre giorni dovevo recarmi in clinica per le analisi del sangue e il monitoraggio (ecografia transvaginale). Durante il periodo delle iniezioni devo dire che non sono stata benissimo ero molto stanca e avevo un dolore lancinante al fegato, non potevo tossire, facevo fatica se ero stesa o seduta ad alzarmi, avevo dolore anche quando respiravo profondamente. Per non parlare degli sbalzi d’umore dovuti agli ormoni: Ero un fascio di nervi.


Finalmente poi il 4 di dicembre è arrivato il momento del pick-up così viene chiamata la procedura di prelievo degli ovuli che viene effettuata per aspirazione transvaginale, sotto controllo ecografico. La tecnica consiste nell’introduzione in vagina della sonda ecografica cui è collegato un supporto che consente il passaggio dell’ago. L’ago penetra il fondo della vagina e raggiunge i follicoli ovarici che vengono aspirati singolarmente. Devo dire che sono entrata in sala operatoria abbastanza tranquilla anche perchè la dottoressa nei giorni precedenti mi aveva tranquillizzata parecchio, pensavo che sarebbe stata una cosa rapida e indolore ma non è stato proprio così: sono stati i venti minuti più lunghi della mia vita e l’anestesia alle ovaie è stata la cosa più dolorosa che ho dovuto affrontare fin ora, anche più della biopsia ossea che per me non è stata affatto una passeggiata. Dopo il pick-up sono rimasta in clinica per alcune ore con dolori parecchio forti alle ovaie che sono passati solo dopo alcuni giorni. Anche fare la pipì per un po’ è stato complicato. Comunque non per tutti è così, i dolori sono molto soggettivi, le mie due compagne di day hospital, ad esempio sono state molto meglio di me. E così ora ho cinque ovociti congelati in quella clinica. Cinque ovociti equivalgono a 2 tentativi. A volte ci penso e mi sembra assurdo: se le cose andassero davvero male io avrei solo due possibilità di avere un figlio, sempre che gli ovuli “sopravvivano” allo scongelamento e a tutti i procedimenti successi ma, almeno so di averci provato, di aver fatto tutto il possibile e di non essermi giocata del tutto questa possibilità. Due tentativi sono comunque meglio di zero. E non è detto che le cose vadano male, magari quegli ovuli non li userò mai, magari quando lo desidererò riuscirò ad avere un figlio nella maniera tradizionale. Ecco questi pensieri mi fanno davvero rendere conto di essere cambiata, cresciuta. Ho capito che nella vita non bisogna mai dare nulla per scontato perchè in un attimo tutto più cambiare. Quello che dovrebbe essere “semplice” e naturale come l’avere un figlio per alcune persone non lo è affatto, per me potrebbe non esserlo. Ma adesso non posso farci nulla, adesso devo affrontare un’altra battaglia.  Poi, a suo tempo penserò anche a quello ed affronterò tutto quello che verrà, passo dopo passo. Nel frattempo continuo ad essere positiva!

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